Il mondo ebraico attua una gerarchia abbastanza rigida sui propri scritti biblici: ci sono quelli di massima importanza (la Torà, i primi cinque libri), che nella liturgia si leggono per intero, in un ciclo continuo esteso su uno o tre anni; ci sono poi i libri “profetici” (quelli che per noi sono i libri profetici e storici) che accompagnano quella lettura continua ma come commento, e che quindi vengono presi da una parte o dall’altra in base alla corrispondenza con il tema: non vengono cioè letti né per intero né in ordine. E poi ci sono gli “scritti”, che sono ritenuti meno importanti e che solitamente non vengono utilizzati nella liturgia.
Cinque di questi “scritti”, però, vengono trattati in modo diverso, perché possono essere ascoltati, stavolta per intero, in una delle cinque grandi feste religiose annuali. L’ultima di queste feste prevede la lettura di un libro abbastanza curioso, il libro di Ester.
Un libro strano
Il libro di Ester narra l’origine della festa di Purim,
A essere “strana”, se vogliamo, è già la festa stessa: è una ricorrenza religiosa, vero, che è però nota soprattutto per i giochi carnevaleschi dei bambini. Il libro che la narra, peraltro, da una parte è una buona narrazione che può essere compresa anche da chi non bazzica i testi biblici, dall’altra è un testo particolarmente ampio e prolisso, cosa che per la Bibbia è inconsueta. Peraltro, la traduzione greca è sensibilmente più lunga dell’originale ebraico, e le due versioni non sembrano neanche del tutto coerenti tra di loro. Il racconto stesso, inoltre, non sembra particolarmente profondo e ha anche un lato sanguinoso che non pare essere troppo adatto a una festa da bambini. A questo punto, non ci stupisce particolarmente che il libro si presenti come storico pur inventandosi tutto. Mentre potremmo essere sorpresi dallo scoprire che la sua protagonista, la regina che salva il popolo ebraico, ha un nome babilonese, perché Ester viene da Ishtar, dea babilonese ed assira dell’amore e della guerra.
La storia è ambientata alla corte del re persiano Assuero, dove un funzionario regio, Aman (“il perfido Aman”, che sarà ricordato sempre nella tradizione ebraica come modello di cattivo), progetta di sterminare tutti gli ebrei per gelosia nei confronti di un altro funzionario, Mardocheo, di origine ebraica. Proprio Mardocheo scopre però l’intrigo e cerca di organizzare una contromossa coinvolgendo la regina, che solo a fatica accetta di essere coinvolta. Spiega infatti che chiunque entri dal re senza essere stato invitato viene messo a morte, e lei non è convocata da tempo. In più, si dice, un decreto regio non può essere revocato neppure dal re. A queste obiezioni tuttavia Mardocheo ribatte che Dio di certo interverrà a salvare il popolo, ma forse Ester è salita al trono proprio in vista di tale circostanza.
La regina decide allora di sfidare la sorte, si agghinda e, facendo leva sulla propria capacità di seduzione, viene salvata dal re che accoglie invece l’invito a cena che lei gli rivolge, insieme a diversi altri funzionari, tra cui Mardocheo e Aman. Dopo vari intrighi e lunghe discussioni, il re concederà agli ebrei di difendersi, mentre Aman viene accusato di aver tentato di sedurre la regina e viene impiccato.
Che senso ha per noi?
Leggendo pagine del genere ci può giustamente venire da chiederci che cosa ci facciano nella Bibbia e perché dovremmo continuare a leggerle. E una risposta potrebbe muoversi a più livelli.
In primo luogo, spesso immaginiamo la Bibbia come una raccolta quasi legale, dove ogni parola ha la stessa importanza delle altre e tutte dovrebbero illuminarci sull’essenza di Dio. Questa premessa è in realtà molto imprecisa. Intanto perché se così fosse, non ci si spiegherebbe la lunghezza e la varietà di testi che la compongono. Di fatto tutti questi testi nascono come testimonianza di un modo di vivere la relazione con Dio che alcune persone hanno trovato significativo per sé. Significa che non tutti i particolari sono esemplari, ma il cuore del discorso è stato significativo per qualcuno, nel corso della storia e in un determinato contesto culturale, per prendersi cura della propria vita spirituale e intima. L’appello allora non sarà a copiare tutto ciò che vediamo scritto, ma a muoverci in un modo simile all’interno di un contesto storico e culturale che non è il loro. Il punto d’attenzione privilegiato del mondo biblico, infatti, non è tanto Dio quanto l’essere umano.
In questo modo ci possono anche suonare più accettabili modalità umane che sappiamo aver fatto parte della nostra storia (ahimè, spesso ancora anche del nostro presente), dove la sopravvivenza era legata alla capacità di essere più forti dei nemici o di sovrastarli in tempismo o astuzia. Che la nostra umanità possa dirsi uscita da quel contesto umano, se è vero, sarebbe una splendida notizia, ma sappiamo che tutte quelle modalità di vivere e sopravvivere ci appartengono. Non ci stupisce allora che le troviamo all’interno di testimonianze scritte che hanno tanti secoli e che vengono peraltro da un ambiente geografico dove la guerra era molto presente. E, insieme alla guerra, il desiderio, soprattutto dei più piccoli e poveri, semplicemente di sopravvivere.
Quello che dovremmo cercare in quei libri, allora, è soprattutto che cosa avrebbero voluto dire ai loro lettori, sull’essere umano e su Dio. e a quel punto il cuore del discorso del libro di Ester può essere colto in modo più adatto anche a noi. È la percezione che anche di fronte ai pericoli estremi del mondo politico, fatto di rapporti di forza, c’è la possibilità di una protezione che viene dal trascendente. Nello stesso tempo, questa protezione non abdica alla responsabilità e al coraggio umani, perché Dio non agisce senza il nostro contributo. C’è la percezione, magari un po’ violenta e ruvida, che Dio stesso vuole la giustizia. E l’intuizione che, come la regina Ester, nessuno di noi si salva da solo e che, pure, le responsabilità che ci troviamo davanti spesso ci vedono non sostituibili: quello che potremmo fare noi, ciò a cui siamo chiamati noi, non potrà essere portato a termine da nessun altro.
Angelo Fracchia





