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Tra il pozzo e il villaggio

Tra il pozzo e il vilaggio

Guardiamo al movimento missionario della Samaritana che torna alla sua città senza l’anfora e ridesta negli altri il desiderio di incontrare Gesù e allo sbigottimento dei suoi discepoli, alla risposta di Gesù, Egli, infatti, parlerà di mietitura: “Voi non dite forse: ‘Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura’? Ecco, io vi dico: ‘alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura’ ” (Gv 4,35).

Lasciamoci ancora interpellare dalla Samaritana, noi cristiani di oggi costantemente chiamati a percorrere la strada tra il pozzo e il villaggio! Noi, chiamati a ricevere costantemente il fluire dell’Acqua Viva del Cristo, senza altra anfora che quella del nostro cuore, che si svuota per riempirsi di Lui!

Noi, chiamati a nostra volta a divenire pozzi presso cui la persona possa incontrare il Signore! Noi, donne e uomini della mietitura, della pienezza dei tempi, dell’avvento e della speranza, chiamati a scorgere il biondeggiare della messe proprio in questo mezzogiorno, spesso desertificato, della storia umana! 

Parola di Dio: Gv. 4, 27-42

27 In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?». 28 La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: 29 «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». 30 Uscirono allora dalla città e andavano da lui.

31 Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbi, mangia». 32 Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 33 E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?». 34 Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35 Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36 E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. 37 Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. 38 Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro». 39 Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40 E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni.

Chiavi di lettura:

  1. L’incontro di Gesù con la Samaritana apre spazi in cui il dialogo a tu per tu diviene strumento di salvezza e il pozzo, il quotidiano, la realtà diventano il luogo, l’ambito dell’incontro e dell’esperienza di Dio.
  1. La Missione si origina sul cammino tra il pozzo e la città, per questo è necessario passare dalla comprensione della missione come attività missionaria al concetto di Missio Dei: un’evangelizzazione che, partendo da una forte esperienza di Dio, tocca il cuore della persona e la rende creatura nuova. 

Alcune piste di riflessione

Giovanni, nel testo proposto, vuole indicare che la missione si genera nei luoghi comuni, partendo delle necessità ordinarie della gente. Ci stimola a percepire le aspirazioni profonde del cuore e a prendere sul serio la sete di Assoluto che ogni persona sente, anche senza saperlo. Spesso si danno risposte materiali a problemi che sono in verità spirituali e profondi. Il testo della Samaritana tratta di far emergere il livello ultimo della sete /anelito che abbiamo dentro di noi.

È pure importante rilevare che la presenza di un bisogno non è per niente di ostacolo a un percorso più profondo. Giovanni dipana il dialogo non mettendo tra parentesi o negando l’aspetto del bisogno reale della gente, quanto piuttosto prendendolo sul serio. A partire dal suo bisogno reale, Gesù fa compiere alla Samaritana il cammino verso se stessa e la rende discepola e Missionaria.

  1.  La corsa della Missione

(v. 28) Arrivano i discepoli e si meravigliano di trovare Gesù che parla con una donna… . Non fanno però domande. Lei del resto scappa via. Si dimentica perfino della brocca dell’acqua. Ormai ha bevuto l’acqua viva che Gesù le ha donato e non ha più tempo per trattenersi oltre. Ha una notizia troppo bella, deve comunicarla… . L’amore “vero” che Gesù le ha acceso in cuore la lancia verso la sua città. Vola verso le case e le piazze, chiama i suoi concittadini, non a sé, come un tempo, ma a lui, a Gesù. Per questo amore gratuito, tenero, che avvolge tutto il suo essere, che infiamma il suo cuore vale la pena lasciare le sua fragile brocca.

La donna di Samaria non deve più nascondersi a causa della propria storia personale; ne temere gli sguardi sprezzanti e i sorrisi ironici della gente. Racconta entusiasta la propria esperienza. Ciò che fino a ieri era motivo di umiliazione e di disagio, oggi, diventa occasione di testimonianza e di annuncio: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?”(v.29). Essi l’ascoltano. Ben presto anche loro riconosceranno in Gesù, il Messia, “il Salvatore del mondo”.

La Samaritana ha terminato la sua missione non hanno più bisogno di lei… . Mai la sua gioia fu più piena di quel giorno, quando rimase sola e guardare la sua gente andare verso il pozzo per incontrare il Cristo, sorgente di Acqua Viva (v.30).

  1. Missione è sentire la sete di Gesù:

L’evangelizzazione nasce, dal sentire ‘nostra’ la sete di Gesù. Giovanni in questo testo anticipa l’“Ho sete” della Croce: una sete ardente, bruciante, lacerante! Una sete prevista e plasmata nei Salmi: “quando avevo sete mi hanno dato aceto” (Sal.69:22) e così avvenne sul Calvario: “Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca… Gesù, preso l’aceto…” (Gv.19:29,30) L’aceto simboleggia il rifiuto di Dio, il sapore amaro del peccato. In questa sete Gesù accoglie l’umanità per donarle l’acqua della Vita, l’acqua che ristora e risana, la misericordia infinita, lo Spirito Santo fonte zampillante di Vita… . 

Facendo nostro il sentire di Gesù, anche noi dobbiamo essere persone assetate, chine sulla persona, su ogni persona, per amarla, fino alla fine, fino al punto da generare in essa l’esperienza dell’Amore di Dio, fino al punto di accendere in essa la nostalgia di Dio, di aprire in essa l’occhio della fede, perché incontri lo sguardo del Padre e si abbandoni nel Figlio al Suo Amore che è misericordia e perdono. Dovremmo essere uomini e donne esistenzialmente inginocchiati davanti alla persona, intenti alla persona perché viva della Vita vera. Dovremmo sentire il pianto esistenziale dell’umanità, coglierne le tenebre e la prigionia in cui vaga senza meta e offrile la tenerezza e la misericordia di un Dio che ama senza misura perché questo Amore dia a loro significato, vita e luce.

  1. Il sogno di Gesù

 (v. 35) Partita la donna, Gesù fa una cosa meravigliosa: “sogna”! Dice Giovanni: “qeasasqe taj cwrasoti leukai eisin proj”

“qeasasqe” Sogna un biondeggiare di campi pronti (letteralmente: bianchi) per la mietitura; sogna un’umanità che in Lui potrà trovare senso, gioia, forza per cambiare volgendo le spalle agli idoli che ingannano e soffocano la speranza!

Alla realizzazione di questo sogno di Gesù anche noi Chiesa di Dio abbiamo collaborato… E’ buono osservare la nostra storia della Chiesa, è bello fermarci ad osservare la mietitura sognata da Gesù mentre la gratitudine sale dal cuore per le meraviglie che Dio ha realizzato attraverso la nostra povera umanità.

Quante figure di missionarie, anche della nostra famiglia della Consolata, donne semplici, umili e coraggiose che nel dono totale e generoso della propria vita, hanno lavorato alla mietitura di una messe abbondante per la promozione e salvezza dei fratelli! Quanti Popoli hanno riconosciuto il Signore, anche per il nostro annuncio!

Ecco, il Fondatore, il Beato Giuseppe Allamano, manda le sue prime figlie, Lui, toccato dall’Amore e dalla sete di Dio, manda le sue figlie perché portino il messaggio della salvezza a chi ancora non lo conosce, perché corrano verso i popoli del mondo ad annunciare che il Cristo ha saziato la loro sete!… .

Ecco…, il primo gruppo, la Beata Irene Stefani, la serva di Dio Suor Leonella Sgorbati, e tante altre hanno corso e ancora corrono per condurre l’umanità dal pozzo alla sorgente. Tra queste ci siamo anche noi…tutti noi! Contemplando queste figure di suore Missionarie della Consolata che il tempo mette a fuoco, osservando la pienezza e la qualità della loro vita e della loro missione, in esse appaiono chiari e forti i lineamenti voluti dal Padre: Donne semplici e coraggiose, umili e disponibili, umanamente deboli ma spiritualmente forti, esse hanno nel cuore l’ansia per la salvezza delle anime e per questo sono pronte a dare la vita.

Il sognare di Cristo Gesù al pozzo di Sicar incoraggi i nostri sogni e la nostra fedeltà alla missione!

In preghiera restiamo al pozzo di Sicar.

– Gesù stanco si siede al pozzo all’ora sesta…ora della salvezza…

– una donna viene ad attingere acqua… la ferialità può diventare tempo salvifico…

– l’abbandono della brocca e la corsa della missione…atteggiamenti

…i miei…i nostri…  gioisco che gli altri possono camminare senza di me?

– il sogno di Gesù… i miei i nostri sogni….

Suor Renata Conti

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Le Suore Missionarie della Consolata sono una Congregazione internazionale per la missione ad gentes, ossia per il primo annuncio del Vangelo.

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Verso la canonizzazione, 20 ottobre 2024

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