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Intervista a suor Mary Agnes, a cura di Padre Luis Miguel Modino, assessore della comunicazione CNBB Norte1, nella quale la Missionaria della Consolata parla del momento difficile che sta vivendo il popolo Yanomami e della sua esperienza in Catrimani da oltre vent’anni.

Suor Mary Agnes Njeri Mwangi: “Con gli Yanomami ho imparato ad essere una donna di speranza e resilienza, ricominciando sempre”.

Il sangue dei popoli indigeni, il sangue degli Yanomami scorre nelle vene di suor Mary Agnes Njeri Mwangi. E’ vero, questa MIssionaria della Consolata è nata in Kenya, ma dal 2000 vive in Brasile, rimanendo sempre nella missione di Catrimani, missione in cui i Missionari e Missionarie della Consolata vivono insieme a uno dei popoli più perseguitato e attaccato nel corso dell’ultimo secolo nel Brasile.

Una missione che la religiosa vede come “una presenza di consolazione, una presenza di difesa della vita, e di promozione della vita”. Secondo lei “è stata una presenza di donne fra le donne” che si è concretizzata nel lavoro con le donne, negli incontri delle diverse regioni del territorio Yanomami.

In questo tempo di convivenza, suor Mary Agnes, che partecipò all’ Assemblea Sinodale per l’Amazzonia come uditrice, dice di aver imparato “ad essere una donna di speranza e resilienza, a sempre ricominciare, perché la vita è molto difficile qui: in alcuni periodi sono sorte epidemie, in altri invasione del territorio”. La religiosa insiste: “ho imparato a ricominciare sempre, quando la vita sembra che non esista, sempre c’è la mano di Dio che viene all’incontro e ricominciamo. Ho imparato molto con questo modo di stare sempre disposta a ricominciare, costruire, fare qualcosa di nuovo, a superare, a stare calma, la costanza e l’amore nella convivenza”.

Momenti difficili

Tutto questo in una regione che ha vissuto momenti molto difficili e dove si vive il momento attuale con preoccupazione. Nella missione Catrimani molti indigeni non sono consapevoli di ciò che sta succedendo in altre regioni del territorio. Lì non arrivano i mezzi di comunicazione, il popolo non ha accesso alle immagini, l’unico mezzo di comunicazione è la radio.

Davanti a questa situazione del popolo Yanomami, suor Mary Agnes afferma che “manca veramente la presenza, presenza in molte regioni Yanomami, di persone che possano stare con loro, dialogare, condividere, si sente la mancanza di persone inserite, che ascoltino qual è il problema in questo momento e che accompagnino il popolo giorno dopo giorno. E’ un momento di forte abbandono e vulnerabilità”.

Le Missionarie della Consolata accompagnano alcune comunità, ma come capita spesso nell’Amazzonia, molte sono di difficile accesso “sono viaggi lunghi, a piedi, in barca” dice suor Mary Agnes. I problemi più grandi, quelli che iniziano ad apparire sui media, capitano in regioni distanti dalla missione Catrimani, dove loro non possono arrivare. “Ma anche se riuscissimo ad arrivarci, sarebbe come coprire un buco là e scoprirne uno qui… Davanti a questa situazione, suor Mary Agnes lancia un grido d’aiuto “il popolo vive nell’assenza di persone che possano realmente donare la vita e stare con loro. Stare del tempo, non solo andare e ritornare, rimanere nella regione come presenza”.

 

“Il Signore anima la mia vocazione”

E’ un tempo di dolore per il popolo che la missionaria dice di vivere come una esperienza in cui “il Signore sta animando la mia vocazione e anche l’opzione delle Missionarie della Consolata di rimanere insieme al popolo, missionarie e missionari”. E ribadisce l’importanza “di stare sempre insieme al popolo e collaborare in ciò che si può”.

Alla Chiesa, la religiosa fa un appello per poter avere una presenza più grande, e ricorda la missione dello Xirei, una delle regioni più colpite attualmente, dove c’era una comunità religiosa che ha dovuto lasciare la missione nel 2006 a causa della mancanza di personale che potesse dare continuità. Unìesperienza che cominciò negli anni Novanta, quando si viveva una situaziona grave come quella di oggi.

“Oggi la situazione è persino peggiore” precisa suor Mary Agnes “ma adesso non c’è la presenza delle religiose, e sento che il Signore chiede – spero sia vero – che la Chiesa cerchi altre religiose o religiosi che possano lavorare in altri fronti della regione Yanomami, perché qui è l’unica presenza della Diocesi di Roraima. Io sento questa chiamata del Signore, anzitutto l’affermazione della mia opzione, della nostra opzione di Missionarie della Consolata, di continuare qui, ma è anche un appello alla Chiesa del Brasile e del mondo, affinché si aprano altri fronti in questa realtà”.

Davanti a tanto dolore e sofferenza, afferma che “continueremo lottando e unendo le forze con questo nuovo governo, che sta cercando di articolare e aiutare insieme ad altre organizzazioni civili, e come Chiesa siamo chiamati a unire le forze con le persone buone”. Una speranza non solo per suor MAry Agnes, ma per tutto il popolo che lotta per la vita, così duramente castigata.

Padre Luis Miguel Modino, assessore della comunicazione CNBB Norte1

Articolo originale pubblicato in Vatican News: https://www.vaticannews.va/pt/igreja/news/2023-01/irma-mary-vida-entre-yanomami.html