Suore Missionarie della Hermanas Misioneras de la Irmãs Missionárias da
Consolata

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Mondo Allamano: ad gentes sulle dita delle mani in Uzbekistan

Febbraio 2022: il mondo iniziava timidamente a riaprire le frontiere, ma ancora il COVID dettava le regole. Dopo molti cambi di data, finalmente una trentina di Missionarie della Consolata sono riuscite a radunarsi a Nepi, nella Casa generalizia delle Missionarie della Consolata, per l’Intercapitolo, un evento importante, che avviene a metà sessennio, per valutare i cammini intrapresi e trattare temi specifici.

Nell’Intercapitolo 2022 le Sorelle stavano riflettendo sul Carisma della Congregazione. Un Carisma missionario, sorretto da una spiritualità eucaristica e mariana, secondo l’intuizione del Fondatore, San Giuseppe Allamano.

Arriva una mail da lontano a Madre Simona, l’allora Superiora generale: “Sono il vescovo dell’Uzbekistan. Vorrei invitarvi nella mia Chiesa”. Madre Simona coglie l’occasione al volo e risponde:
”Siamo riunite in questi giorni con Sorelle rappresentanti di tutta la Congregazione: è disponibile per presentare la proposta in videochiamata?”

Mons. Maculewicz, Amministratore apostolico della Chiesa in Uzbekistan, non se lo fa ripetere due volte, e con molto entusiasmo presenta all’assemblea dell’Intercapitolo la proposta di missione ad gentes.

La missione non si ferma. E non si fa fermare nemmeno dal lockdown! E neppure da calcoli precisi e spietati, come le statistiche del personale, in netta diminuzione e in accelerato invecchiamento.

La proposta di missione fra i non cristiani in Uzbekistan risuona forte nelle Sorelle, che vibrano durante l’Intercapitolo, riflettendo sul Carisma missionario consolatino. L’assemblea chiede quindi alla Direzione generale di raccogliere maggiori informazioni da presentare al Capitolo generale, che sarebbe stato indetto per l’anno 2023.

E così, dopo una visita in loco e la riflessione delle Capitolari, la Direzione generale entrante ha preso il testimone e ha iniziato il cammino per concretizzare una nuova apertura ad gentes delle Missionarie della Consolata in Asia Centrale.

Dopo un tempo di preparazione prossima a Nepi, Suor Judith Kikoti (tanzaniana), Suor Adanech Mitiku (etiopica), Suor Immaculate Nyaketcho (ugandese) e Suor Andrea Leite Carvalho (brasiliana) sono partite per l’Uzbekistan il 23 marzo 2025, accolte nel mattino del giorno 24 dalle Missionarie della Carità di Madre Teresa in Urgench, città della parte nordoccidentale dell’Uzbekistan, sulla Via della Seta.

PRIMI PASSI IN UZBEKISTAN

Un misto di forti emozioni colma i cuori delle Sorelle: gioia, commozione per vedere che il Carisma arriva anche a questa terra.

“Mi sono sentita responsabile di questa missione, siamo quelle che aprono un cammino” dice Suor Judith.

“Avevo tanta aspettativa, per me è stata la prima destinazione, e sono stata scelta per questa nuova presenza” dice Suor Andrea, la più giovane della comunità.

Un posto sconosciuto, totalmente nuovo: “Non c’è nulla che si possa paragonare alle realtà che avevo conosciuto, sia in Africa che in Europa” afferma suor Immaculate.

Ma questa profonda novità non è solo stata sperimentata dalle Sorelle: la gente si dimostra sempre curiosa: fa tante domande. Fa anche tante fotografie di quella strana comunità interculturale che è venuta ad abitare a Urgench! Poco per volta ci si abitua a questa curiosità… e la gente si abitua a queste straniere, che appena balbettano un po’ il russo, e qualche parola in uzbeko.

C’è una domanda in particolare che colpisce: “Ma perché siete venute qui?”

L’Uzbekistan è un Paese molto giovane. Di giovani che lasciano la Patria in cerca di futuro. Ma queste straniere? Sono come gli studenti indiani che studiano medicina all’Università? No. E nemmeno sono come i turisti che passano sulla Via della Seta. Perché sono arrivate a Urgench?

Nonostante la “stranezza” provocata da questo arrivo, il popolo di Urgench si è dimostrato accogliente e amichevole, e persino premuroso verso le Missionarie: il venditore si preoccupa di vendere le cose migliori e non lesina consigli pratici. La gente fa attenzione affinché le Sorelle scendano alla fermata giusta del bus.

La maggioranza della popolazione è musulmana, ma la gente non fa distinzioni: invita in casa, offre il té e il pane tipico.

AD GENTES SULLE DITA DELLEMANI

Ma le Sorelle hanno fatto anche l’esperienza di una grande accoglienza, che nasce dal cuore e dalla preghiera: “Vi abbiamo aspettato per cinque anni” hanno detto le persone della piccola comunità cattolica, che per tutti quegli anni hanno pregato per avere una presenza che li accompagnasse.

L’ad gentes in Uzbekistan si fonda sulla preghiera e sulla comunità. Lo diceva già San Giuseppe Allamano, consapevole che la missione è di Dio, nasce dall’unione con Lui e tra noi.

“In questo momento stiamo osservando, cercando di ascoltare e comprendere la realtà che incontriamo ogni giorno” dice Suor Judith.

Sulla Via della Seta

Vi è un contatto quasi quotidiano con la decina di cattolici che frequentano la Parrocchia Madre di Misericordia.

“Abbiamo percepito che è importante stare, non il fare. Abbiamo così deciso di intensificare la preghiera. Non lo facciamo perché abbiamo tanto tempo libero. Piuttosto abbiamo risignificato ogni nostro passo nella preghiera, perché noi siamo qui per questo popolo. E allora preghiamo per il popolo”.

Per questa ragione le Sorelle hanno deciso di fare adorazione dopo la Messa. E’ stata un’iniziativa delle Missionarie, che però è subito diventata un impegno della comunità cristiana. Ed è stato significativo ascoltare una donna dire: “Loro sono qui per pregare per noi”.

Un “ad gentes” nel silenzio, nel nascondimento, senza grandi opere e senza grandi numeri: “Quando vengono tutti, sono circa 10 i cristiani”. Dieci: come le dita delle mani.

La missione del fare, dell’andare, del visitare non esiste, almeno per adesso. Non c’è la consolazione umana del sentirsi dire: “Brava!”

Un cammino di spogliamento, di conversione verso l’essenziale. Di pazienza, soprattutto verso sé stesse. Ma un cammino che non si fa da sole: la comunione profonda tra le Sorelle diventa lo spazio per crescere in questi primi tempi di missione in Uzbekistan.

E San Giuseppe Allamano sorride compiaciuto dal Paradiso.

Suor Stefania Raspo, mc

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