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Grazie di ieri! GESTI dalle CULTURE

Durante un incontro, ho incrociato Jean-Pierre Sourou Piessou. Conversando con lui sui valori dei popoli africani, mi disse che nel suo Paese, quando i figli iniziano a  muovere i primi passi, la mamma insegna loro atteggiamenti che ritiene essenziali per vivere in comunione e in pace con tutti.

Tra questi, ce ne sono alcuni che Jean-Pierre custodisce nella memoria e nel cuore e che cerca di vivere: il saluto rivolto alle persone che s’incontrano; il rispetto per gli anziani, che rappresentano la memoria storica del popolo; il ringraziamento non solo per i doni che si ricevono, ma anche per l’amicizia, la solidarietà, la comprensione…

Di questi atteggiamenti, che Jean-Pierre narra arricchendoli con esempi, mi colpì il modo con cui nel suo Paese, si esprime il ringraziamento. Nella nostra società, infatti, basta dire: grazie! In Togo, invece, vengono usate tre parole: “Grazie di ieri”, una breve frase che racchiude e sottolinea la memoria del bene ricevuto, la riconoscenza, l’apprezzamento e il rispetto.

Ma perché “grazie di ieri”?, chiesi a Jean-Pierre.

«Grazie di ieri  –  continua  Jean-Pierre – può sembrare il ritornello orecchiabile di un canto della gente in festa per l’inizio della primavera, o per la fine della stagione delle piogge. Invece, nella mia Africa è un modo semplice e gioioso per non dimenticare coloro che hanno donato qualcosa, ai singoli, o alla comunità di appartenenza.

La parola “ieri”, strettamente legata al “grazie”, indica riconoscenza permanente verso un benefattore, o verso chi ci ha sostenuto nei momenti della fatica, e della sofferenza. “Ieri” è la parola più indicata per legare, in modo indelebile, la gratitudine alla memoria.

Jean-Pierre ricorda, che un anno, durante le feste natalizie, aveva dieci anni, lui e la sua famiglia erano in lutto per la morte prematura, per un incidente stradale del fratello più piccolo, vennero a far visita, per confortare la famiglia,  gli zii e le zie.

Portarono dolci tipici del Togo, insieme a pecore, galli, galline… I parenti venivano da lontano, perciò i genitori di Jean-Pierre, grati per la loro visita, li invitarono a trascorrere la notte con loro e l’intera comunità. All’alba, al primo canto del gallo, secondo la tradizione africana, la madre insieme a tutti i membri della famiglia svegliarono i parenti, per ringraziarli, uno ad uno con le tre importanti parole: “kutsè o’nan, kutsè o’nan titi… grazie di ieri.

Questo e altri eventi, per Jean-Pierre e la gente del Togo non sono solo un ricordo, ma lezioni di vita e valori da conservare, perché profondamente convinti, che bisogna ringraziare sempre, per ogni cosa ricevuta, perché il bene compiuto non va perduto, solo se c’è un grazie e un ricordo che lo sorreggono, perciò:  “grazie di ieri”.        

Suor Maria Luisa Casiraghi, mc

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