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Beata Irene Stefani: donna della dolcezza e della fortezza

La Fortezza «Morbida» di Nyaatha

Suor Irene dimostra che la vera forza è la capacità di resistere nella dolcezza. Durante la guerra, tra fango, malattie e fatiche massacranti, la sua qualità femminile dominante era la stabilità.

E afferma ancora Padre Giglio Domenico:

Nonostante i tempi (inizi del ‘900), San Giuseppe Allamano spronava le donne a una forza d’animo straordinaria, vedendo in loro una capacità di resistenza unica.

L’Intuizione e l’Empatia – Lo sguardo del cuore

Irene possedeva quella tipica qualità femminile di “sentire” il bisogno prima ancora che venisse espresso. Riusciva a leggere negli occhi dei suoi malati ciò che la lingua (spesso diversa dalla sua) non sapeva dire. La sua “Carezza” era come medicina: Capiva che un malato di peste aveva bisogno di cure mediche, ma ancor più di non sentirsi un reietto. La sua carezza rompeva l’isolamento della malattia.

Una sua Consorella (sr. Secondina Granero) così la ricorda:

Le sue frequenti e, quando poteva, anche prolungate visite a Gesù Sacramentato, il suo ardore nel parlare di Dio nei suoi catechismi agli allievi della scuola, agli ammalati dopo la cura medica loro prestata, ai nativi nei loro villaggi, erano una prova evidente del vivissimo amor di Dio di cui era infiammato il suo cuore.

Irene, la Sposa della Carità, della Santità

Nyaatha, viveva la sua consacrazione come un rapporto d’amore totale. La sua «passione» si rifletteva nel suo modo di trattare ogni povero: come se fosse lo Sposo, Gesù. La sua femminilità era dunque orientata all’Altro, in un dono di sé che non chiedeva nulla in cambio.

Allamano ripeteva che la missione senza santità è solo filantropia vuota. La missionaria doveva essere un “canale” che riceve da Dio per dare agli altri. Ripeteva ai suoi missionari “Prima sante, poi missionarie.” Non voleva donne che corressero a fare mille cose dimenticando la preghiera. La loro forza doveva venire dall’unione con Dio, altrimenti si sarebbero “esaurite” davanti alle fatiche del campo.

“Se non siamo santi non possiamo santificare gli altri”. E Sr. Irene si è fatta santa. Chi l’ha conosciuta Postulante, Novizia, Professa e sul campo dell’apostolato non può fare a meno di ripetere: “Era santa”.

Scriveva Sr. Gabriella Margarino: 

  Sr. Hellen Waithera, mc

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