Sul finire dell’estate 1880, Giuseppe Allamano fu nominato Rettore del Santuario della Consolata a Torino, sotto la cui giurisdizione c’era anche il Santuario di Sant’Ignazio presso Lanzo Torinese. Dal 1880 fino a luglio del 1923, due anni e mezzo prima della sua morte, l’Allamano, durante la stagione estiva, puntualmente raggiungeva Sant’Ignazio, per organizzare gli Esercizi Spirituali che si tenevano nel complesso contiguo al Santuario.
Storia di un Santuario
Nella diocesi di Torino esiste un Santuario, unico in Italia, dedicato a Sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti. Sorto nel 1635 sulla cima del monte Bastia (931 metri di quota), il complesso domina l’accesso alle tre valli di Lanzo: Viù, Ala e Grande.
La prima cappella del Santuario venne costruita negli anni tra il 1628 e il 1635 e alla sua origine vi sono alcuni eventi ritenuti miracolosi avvenuti dopo avere pregato e invocato la protezione di Sant’Ignazio. La popolazione, in segno di ringraziamento decise di imporre il nome del santo ai loro primogeniti e promise di costruire una chiesa in suo onore sul Monte Bastia.
Ben presto la chiesa risultò troppo piccola per accogliere i pellegrini, allora gli abitanti del luogo, nel 1673, donarono la sommità del Monte Bastia ai Gesuiti, affinché vi edificassero una chiesa più ampia dedicata al loro santo Fondatore. Così avvenne. Venne costruita l’attuale santuario a croce greca, con al centro, uno sperone di roccia che serve, tuttora, come base dell’altare.
La chiesa, a sua volta, è incorporata in un grande complesso attrezzato per l’accoglienza.
Nel 1773, il Santuario fu affidato alla Diocesi di Torino e, a partire dal 1807 divenne un centro per Esercizi Spirituali. Dal 1800 al 1900, molti Santi e Beati piemontesi vi sostarono come rettori, predicatori, oppure per partecipare agli Esercizi: Giuseppe Cafasso, Francesco Faà di Bruno, Giovanni Bosco, Federico Albert, Leonardo Murialdo, Giacomo Alberione…
San Giuseppe Allamano a Sant’Ignazio
Il Santuario di Sant’Ignazio divenne un centro di spiritualità sempre più frequentato sia da sacerdoti che da laici. I quotidiani cittadini pubblicavano i Corsi di Esercizi Spirituali specificando la data di quelli riservati ai sacerdoti e facendo altrettanto per quelli per i laici.
Per gli Esercizi Spirituali, il Canonico Allamano sceglieva predicatori capaci di proporre con zelo le meditazioni e di testimoniare, con la loro vita, ciò che predicavano. Dava la massima importanza alla sistemazione di questo spazio dedicato alla “ricarica spirituale”, perciò, per assicurarsi che tutto fosse in ordine, saliva a Sant’Ignazio alcuni giorni prima.
L’Allamano, solitamente, seguiva lo svolgimento di uno o due corsi di Esercizi e poi ritornava al Santuario della Consolata di Torino.
Risaliva a Sant’Ignazio, nel cuore dell’estate, dove trascorreva alcuni giorni insieme ai giovani Missionari e in seguito con le Missionarie. “Nel 1914, anche suor Irene Stefani salì a Sant’Ignazio per trascorrervi alcuni giorni di riposo e di preghiera”.
L’Allamano apprezzava molto questo spazio, che offriva l’opportunità di sostare per pregare e “rinfrancare lo spirito”. In una Conferenza, nel 1907, ai Missionari ricordava che, gli Esercizi erano una grazia, specialmente se fatti a Sant’Ignazio dove erano passati tanti Santi.
San Giuseppe Allamano, mai predicò gli Esercizi a Sant’Ignazio, tuttavia, molti sacerdoti e laici affermarono che gli incontri avuti con il Can. Allamano, in quel luogo, trasformarono la loro vita.

San Giuseppe Allamano come trascorreva il tempo a Sant’Ignazio?
“Là, proprio davanti alla statua di S. Ignazio, ho domandato molte grazie per voi, grazie che avete già ricevute o che riceverete”. (Conferenze alle Missionarie vol. I, p.143)
“S. Ignazio, quand’ero lassù, l’ho sempre pregato; guardavo sempre se rideva o no. Di là (in Casa Madre dei Missionari) i ragazzi mi han chiesto se rideva ed io dissi loro: Aspetta che andiate voi per ridere. Era lì, con una buona aria!”.
(Conferenze alle Missionarie vol. III, p.105)
“Quante cose ho fatto in quei giorni! Ho incominciato a pregare adagio adagio; poi ho letto diversi libri di santi, e poi avevo ancora del tempo d’avanzo! Che cosa fare? guardare in aria? No! Mettermi a studiare? No; non ero andato per quello. Ed allora mi mettevo a guardare i campanili dei dintorni dove c’erano i tabernacoli”.
(Conferenze alle Missionarie vol. III, pp.106-107)
“A S. Ignazio ho sempre pregato per voi, perché lavoraste sempre alla maggior gloria di Dio e con attività: le mulanciue (persone fiacche) non le voglio”. Voi fra poco andrete in campagna a S. Ignazio o a Rivoli. Perciò prima cosa che dovete fare andando in campagna è di ringraziare il Signore di questa grazia, perché prendendo nuovo vigore e forza potrete poi far meglio il vostro dovere. lo manderò a tutti la mia benedizione; vedete faccio così; prima mi rivolgo a S. Ignazio e benedico; poi mi rivolgo verso Rivoli… poi al Kenya, al Kaffa… insomma mi ricordo di tutti”.
(Conferenze alle Missionarie, vol. III, p. 277)
“Ebbene? Ho detto che da S. Ignazio avevo portato ancora un pensiero. Voi credete chi sa che cosa sia e perciò bisogna che ve lo dica; quando si torna da S. Ignazio bisogna portare anche qualche cosa per voi. Questo pensiero l’ho preso da una meditazione che, direi, è stata la mia meditazione predominante degli Esercizi. È quella di S. Ignazio dove parla dei tre gradi di umiltà. Mi piace tanto questa considerazione; si potrebbe meglio dire: tre gradi di umiltà ossia tre gradi di perfezione”. (Poi, l’Allamano continua a spiegare dettagliatamente i tre gradi di umiltà in: Conferenze alle Missionarie, vol. II, p. 621-626)
“Andiamo a S. Ignazio. Vedete, quest’anno sono andato anch’io a fare passeggiate. Venendo vecchio si viene più arzilli! Sono 36 anni che vado a S. Ignazio, 36 volte che faccio gli Esercizi; eppure, mi sono sempre accontentato di vedere la croce da lontano, dal Santuario di S. Ignazio. Ho detto al mio domestico: ah! andiamo, faccio la passeggiata alla croce. E sono andato proprio fino là. Sono partito alle otto e sono arrivato verso mezzogiorno. Se uno si sloga un poco! anche sgranchirsi un po’! Santa pace! eh! uno si rafforza un po’. E l’ho fatto e non mi sono mica pentito d’averlo fatto. Adesso vedremo voi altri che cosa sapete fare”. (Conferenze ai Missionari, vol. II, p.637)
A cura di Suor Maria Luisa Casiraghi, mc


