La missione come discepolato, unità e amore
La centesima Giornata Missionaria Mondiale che si celebra questo mese di ottobre, ci invita a riscoprire l’essenza vera dell’evangelizzazione attraverso il tema scelto da Papa Leone XIV: «Uno in Cristo, uniti nella missione». Un invito a comprendere che l’annuncio del Vangelo non è il frutto di progetti individuali o di tattiche umane, ma scaturisce unicamente dall’intimità con Gesù e dall’amore fraterno.
Come osserva lo stesso Pontefice, questo comporta
“dimorare in Cristo come i tralci nella vite (cfr Gv 15,4), immersi nella vita trinitaria. Da questa unione scaturisce la comunione reciproca tra i credenti e nasce ogni fecondità missionaria”.
Un filo conduttore unisce l’insegnamento di Papa Leone XIV alla testimonianza della Beata Irene Stefani, Missionaria della Consolata morta in Kenya ad appena 39 anni: la profonda convinzione che la missione nasca anzitutto dall’unione con Cristo, dalla presenza, dalla compassione e dall’unità, prima ancora che dalle parole.
Lo sguardo rivolto a Dio e l’ascolto della Parola…
Il Papa continua dicendo che mettere Cristo al centro della vita personale e comunitaria significa orientare a Lui ogni pensiero, gesto e relazione, permettendo alla Sua presenza di trasformarci dall’interno fino a poter dire: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Questa piena unità con Dio trova la sua forza quotidiana nell’ascolto fedele della Parola e nella vita sacramentale, sorgente da cui attingere per essere pietre vive all’interno della Chiesa.
La vita della Beata Irene dimostra che l’unione con Dio non isola dalla realtà, ma edifica la comunità e rigenera la fede. La sua straordinaria fortezza missionaria scaturiva dalla preghiera, dall’ascolto della Parola e dalla vita sacramentale: è in questa intimità con il Signore che ha attinto la capacità di intuire la sofferenza altrui e di donarsi totalmente per amore di Cristo e dei fratelli e sorelle.
Gli scritti della Beata Irene lo confermano chiaramente:
“Fare ogni cosa intimamente unita a nostro Signore, ovunque e sempre. Stare intimamente unita con nostro Signore sia nelle piccole cose, non perdere mai quell’unione e familiarità, con Lui, anche tra la moltitudine, affinché nessuna circostanza possa indebolire la vita dello spirito”
Cuori riconciliati e uniti…
La Beata Irene è stata un autentico ponte di riconciliazione tra culture, lingue e fedi differenti, dimostrando come la dolcezza e l’accoglienza possano abbattere ogni pregiudizio e costruire un’unica famiglia in Cristo. Come raccontano le testimonianze dell’epoca:
“L’affabilità e la benevolenza di suor Irene, attirava molti alla chiesa. Il suo modo di parlare, dolce e mite, attirava alla chiesa, anche se in quel tempo non era facile raggiungere il luogo in cui si erano stabiliti i missionari”.
Dice Papa Leone che custodire e rinnovare l’unità fraterna è la prima vera missione della Chiesa. Conflitti, polarizzazioni e incomprensioni finiscono per indebolire la nostra testimonianza. Per portare il Vangelo nel mondo, come Cristo ci ha chiesto, occorre partire da una convinzione: non può esserci missione senza cuori riconciliati e uniti.
Questo principio trova una straordinaria incarnazione nella vita della Beata Irene Stefani. Immersa nel dramma della Prima guerra mondiale, in un contesto segnato da feroci divisioni etniche e dal conflitto tra potenze coloniali, suor Irene non portò il Vangelo solo con le parole, ma custodendone l’unità viva nel quotidiano. Per lei, prima ancora delle grandi opere, la missione era guarire le ferite del pregiudizio e disarmare le incomprensioni, guidata dal suo proposito spirituale:
“Dolcezza, affabilità grande, molta, molta pazienza”

L’amore è la sostanza…
Se l’unità è la condizione della missione, come ricorda Papa Leone, l’amore ne è la sostanza, un amore che trova nella misericordia il suo volto concreto. Annunciare il Vangelo significa prolungare nel mondo l’opera di Cristo, attraverso una missione che nasce dall’amore fedele di Dio, si nutre dell’esperienza della sua misericordia e spinge i discepoli ad agire guidati dal suo stesso Spirito
In questo orizzonte, la santità della Beata Irene Stefani si rivela come un cammino progressivo e costante, segnato sia dalla
totalità del suo orientamento al Signore, sia per la radicalità della sua consacrazione religiosa e missionaria senza riserva, perché vive dimentica di se e preoccupata solo del suo servizio” (testimonianza per il processo di beatificazione).
La carità è stata la sua virtù caratteristica come confermano con forza quanti l’hanno conosciuta:
“Il suo amore era tanto grande per il buon Dio per cui solo operava, e la rendeva tutta carità per il prossimo, fino alla totale dimenticanza di sé stessa”
Un’altra testimonianza ne ritrae vividamente lo slancio eroico:
“Osservai sempre in Sr. Irene una carità eroica; aveva sempre il piede alzato per servire le altre non badando se era a tavola o a riposo o in lavori di premura o in conversazioni interessanti. Era tutta occhi, tutta mani, tutta piede, tutta cuore, tutta sacrifizio per compiacere e servire il prossimo non facendo distinzione di pelle; essa non era mai stanca, purché tutti stessero comodi. Per essa il faticare era doveroso”
In conclusione: Guardare alla vita di suor Irene è un invito concreto a riscoprire la missione nel nostro quotidiano: vivere l’unione con Cristo come fonte di comunione reciproca e di fecondità missionaria, dimorare con fedeltà nella Parola e donarsi al prossimo senza riserve. Solo così la nostra presenza diventerà riflesso vivo dell’amore di Dio e la missione continuerà a edificare la Chiesa e il mondo.
A cura della Postulazione

