Biografia della Beata Irene Stefani, missionaria della Consolata, a cura della Postulazione generale
La storia della Beata Irene Stefani (battezzata con il nome Aurelia Jacoba Mercede Stefani) inizia il 22 agosto 1891 ad Anfo, un piccolo comune adagiato tra le montagne bresciane. Cresciuta in una famiglia dalla fede profonda e genuina, la giovane Mercede conosce presto il dolore: nel 1907 rimane orfana di madre e vede spegnersi a uno a uno quasi tutti i suoi dodici fratelli. In questo scenario di sofferenza, non si piega su se stessa, ma si fa forza per aiutare il padre nel crescere le due sorelle rimaste, Marietta e Antonietta e il piccolo Ugo, anch’egli destinato a una scomparsa prematura.
Costantemente orientata agli altri — tra le faccende di casa, l’impegno nella catechesi e la dedizione ai bisognosi —, sente crescere dentro di sé una vocazione più profonda. Affascinata dall’ideale missionario, a soli vent’anni risponde alla chiamata del Signore: il 19 giugno 1911 varca la soglia dell’Istituto delle Suore Missionarie della Consolata, prendendo il nome di Suor Irene
Tre anni dopo, il 29 gennaio 1914, pronuncia la prima professione religiosa e incide sul suo cuore il programma che guiderà ogni suo passo:
Gesù solo! Tutto con Gesù. Nulla da me.
Tutta di Gesù. Nulla di me.
tutto per Gesù, nulla per me” HOC FAC ET VIVES
Il 28 dicembre dello stesso anno, il suo sogno missionario diventa realtà imbarcandosi per il Kenya con il secondo gruppo di suore partenti.
Un angelo nei drammi della Grande Guerra
L’Africa che accoglie Suor Irene è presto sconvolta dal primo conflitto mondiale. Dal 1916 lavora come infermiera della Croce Rossa negli ospedali militari del Kenya e della Tanzania, assistendo migliaia di portatori indigeni reclutati con la forza.
Sotto il peso di marce sfinenti e fatiche estenuanti, moltissimi muoiono lungo il cammino o si trascinano in uno degli improvvisati ed enormi ospedali militari dove lo scarso cibo, la carenza di medicinali, le infezioni, le epidemie, e il servizio di improvvisati e inesperti infermieri, lasciano libero spazio al contagio e alla morte. In questo scenario di dolore e disperazione Sr. Irene si distingue per il coraggio straordinario, la dolcezza e la dedizione instancabile ai malati più gravi, guadagnandosi la stima e l’appellativo di “angelo di carità”.

Attività in Kenya e il nome Nyaatha
Finita la guerra, sr Irene torna nel Vicariato Apostolico di Nyeri (Kenya) e, dal 1920, presta il suo servizio nella Missione di Gekondi dedicandosi all’insegnamento, alla catechesi, all’assistenza ai malati e alla guida della comunità.
La gente del posto rimane conquistata dal suo sguardo e dalla sua bontà senza confini. Gli africani, vedendo in lei un rifugio sicuro, le donano un soprannome in lingua kikuyu che racchiude tutta la sua essenza: Nyaatha, la «mamma tutta misericordia e amore».
L’offerta della sua vita
Nell’ottobre del 1930, mossa da un impulso interiore e sostenuta dallo Spirito Santo, Suor Irene compie l’atto definitivo: offre a Dio la propria vita per il bene della missione.
Il Signore accetta la sua offerta. Solo due settimane dopo, mentre assiste con amore un malato di peste a Gekondi, contrae la terribile infezione che il 31 ottobre la condusse alla morte ad appena 39 anni.
“L’ha uccisa l’amore”, dicono di lei le popolazioni locali. Un commento che racchiude il senso di una vita interamente donata agli altri con carità eroica. Una dedizione totale, nata dal desiderio profondo di farsi santa, testimoniato anche dalle sue ultime parole prima di morire:
“Sono tutta di Gesù, di Maria e di Giuseppe, ora e sempre per tutta l’eternità”.
Il cammino verso la canonizzazione
La sua fama di santità, mantenendosi viva e salda nel tempo, apre la strada al processo di canonizzazione. Dopo la fase delle inchieste diocesane, condotte tra il 1984 e il 1988, e la successiva traslazione delle spoglie nel 1995, il Dicastero delle Cause dei Santi riconosce l’esercizio eroico delle virtù praticate da sr Irene Stefani; un giudizio che il 2 aprile 2011 Papa Benedetto XVI ratifica con la promulgazione del decreto che la dichiara Venerabile.

Successivamente viene preso in esame il miracolo attribuito all’intercessione di Suor Irene Stefani, avvenuto nel 1989 a Nipepe, in Mozambico durante la guerra civile: l’acqua contenuta in un piccolo fonte battesimale disseta in modo inspiegabile oltre 200 persone e i prigionieri riescono a tornare a casa illesi. Questo segno porta alla beatificazione di Suor Irene Stefani il 23 maggio 2015 in Kenya.
Il percorso verso la canonizzazione e la proclamazione della santità richiede ora di attribuire alla Beata Irene Stefani l’intercessione efficace per un secondo miracolo che trova verifica attraverso un apposito processo canonico.
Per far proseguire speditamente questo cammino, diventa fondamentale diffondere la conoscenza della sua vita, la bellezza della sua santità e la sua straordinaria vicinanza ai bisogni delle persone, promuovendo iniziative di preghiera, celebrazioni e devozione per chiedere la sua intercessione. L’invito si rivolge quindi a fedeli, religiosi e sacerdoti affinché segnalino tempestivamente ogni grazia o fatto straordinario attribuito alla sua intercessione, elementi indispensabili per le necessarie valutazioni nell’iter verso la canonizzazione.
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Per grazie ricevute rivolgersi a:
Istituto Suore Missionarie della Consolata
Via Umiltà, 745
01036 NEPI (VT)- Italia
postulazione.mc@missionariedellaconsolata.org

