Suor Gianna Irene racconta gli ultimi momenti di Suor Leonella Sgorbati, uccisa a Mogadiscio il 17 settembre 2006 e la vita delle Missionarie della Consolata in Somalia.
Quella strada…
C’era una strada, molto frequentata, che divideva l’Ospedale dalla nostra casa. Quella era la strada che attraversavamo ogni giorno, l’unica “uscita” nostra: casa-ospedale, ospedale-casa.
Sia l’Ospedale che la casa nostra avevano ampi cortili che ci permettevano di fare qualche passeggiata, quando finivamo presto nei reparti. Ognuna di noi Sorelle, aveva una Guardia con fucile che sempre l’accompagnava dal reparto a casa e viceversa.
Di solito sr. Leonella terminava il lavoro prima di me e passava nel mio reparto. Mi era di molto aiuto se avevo “casi difficili”. Se il tempo a disposizione lo permetteva facevamo una breve passeggiata nel locale dell’Ospedale, prima del ritorno a casa.
Quelle passeggiate ci facevano bene, erano preziose… scambi di idee per migliorare il nostro lavoro, la nostra vita, e comunicarci le nostre difficoltà, migliorare le nostre relazioni tra noi e personale….
Ritornavamo poi a casa, fuori dell’Ospedale avevamo le due guardie che ci aspettavano per proteggerci, per attraversare “la strada”.

Quella domenica…
Sr. Leonella aveva la camera da letto di fronte alla mia….Lavorava molto anche alla sera tardi, la luce della camera veniva spenta solo nelle ore piccole!!!
Ogni settimana, sr. Leonella aveva la giornata di riposo al Venerdì, giorno di vacanza per i Mussulmani, e noi tre l’ avevamo alla Domenica.
Sr Leonella era molto amata dai tre Insegnanti, tutti e tre somali e dalle allieve e allievi, lei li accompagnava nelle loro difficoltà e successi, sempre tenendo conto delle “norme”e usanze dei mussulmani.
Per necessità della Scuola, sr. Leonella doveva andare sovente a Nairobi per documenti,per dare Relazioni, per la scelta dei Professori per gli esami….
Alle Sorelle di Nairobi come a noi ripeteva scherzosa “sento che un giorno una “pallottola”, mi trapasserà il cuore ”… non facevamo commenti, ma quelle parole le serbavamo nel cuore…
Era una Domenica. Sr. Leonella come al solito era al lavoro e noi tre, sr. Marzia, sr. Annalisa, ed io eravamo a casa, era il nostro giorno di riposo.
Era poco dopo le 12,30, avevamo iniziato il pranzo. Sentimmo numerosi scoppi di fucile….eravamo abituate e nemmeno facemmo caso. Dopo una decina di minuti bussano forte alla porta. Era uno dei ragazzi orfani: “Sisters, sisters, come! Sr. Leonella, sr Leonella…” Era emozionato…. e non disse altro.
Ci precipitammo all’Ospedale e trovammo sr. Leonella sul letto in sala Operatoria, circondata da infermieri e studenti che cercavano di dare soccorsi. Sr. Leonella pallidissima, occhi chiusi, cercammo di incoraggiarla, prestammo il nostro aiuto per fermare le perdite di sangue dai buchi delle pallottole. Non c’erano Dottori presenti, il Dottore di guardia era già stato chiamato.
Mettemmo infusioni, e intanto giunse il Dottore di guardia e iniziammo l’infusione di sangue. Qualcuno del personale ci informò che il soldato di guardia di sr. Leonella aveva tentato di sparare all’uccisore, ma un altro sparo arrivò a lui, e lui cadde a terra e morì di colpo. Era un papà di cinque figli!!!

Quelle parole…
Mi ero allontanata da sr. Leonella per portare altre cose necessarie, quando sr. Marzia mi chiama e mi dice “Sr. Leonella ti vuole”
Vado da Sr. Leonella: era pallidissima,mi vede e poi lentamente disse:
“Perdono, perdono, perdono!”
Sono state le sue ultime parole. A me aveva niente da perdonare, come io a lei, ci siamo sempre capite e volute bene, aiutate l’un l’altra. Quelle tre Parole erano per i suoi uccisori!
Intanto arrivarono due Dottori, chiamati dagli altri Ospedali. Sr Leonella iniziò ad avere difficoltà di respirazione e senza un lamento dette l’ultimo respiro. Sr. Marzia informò a Nairobi, la Superiora sr. Giuseppina Barbero e la Direzione dell’Ospedale SOS di Nairobi. Si decise di portare sr. Leonella a Nairobi, e anche noi tre Sorelle dovevamo lasciare La Somalia. Un aereo sarebbe venuto a prendere il corpo di sr. Leonella e noi tre sorelle!
In fretta facemmo su i nostri bagagli, mentre il personale preparava il corpo di Leonella su una barella. Partimmo per l’aeroporto dove l’aereo ci attendeva. Durante il percorso c’era gente col volto triste, poiché la notizia si era già sparsa in tutto il paese.
Non si può descrivere ciò che noi provavamo, c’era solo silenzio…
Suor Gianna Irene, mc



