Il quadro ha conservato le sue caratteristiche bizantine originali, quelle cioè di raffigurare una madre con il suo bambino non esaltando le fattezze esterne ma addentrandosi nell’intimità dell’anima. Contemplando il quadro della Consolata, sebbene si tratti di una tela, vi scorgiamo le caratteristiche proprie dell’icona, la tipica espressione artistica dei popoli d’Oriente.
Chi vede per la prima volta l’immagine della Consolata resta perplesso davanti a questo stile di ritrarre Maria e Gesù. Più di tutto colpiscono i volti. Siamo abituati a contemplare Maria e Gesù nella bellezza dei loro lineamenti esteriori. Qui non è così… perché quella che si vuole fare emerge è la bellezza interiore.
Il volto di Maria ha un velo dl tristezza, sotto il quale si cela una speranza. Essa reclina leggermente il capo verso suo Figlio, come per presentargli le nostre difficoltà. La mano destra sul cuore sembra dirci che ha fatto sue tutte le sofferenze, le pene, le preoccupazioni di coloro che a Lei si rivolgono e le presenta a suo Figlio.
Il volto di Gesù, non è quello di un bimbo, ma di un adolescente, più “maturo”. È il modo degli orientali per dire che in Gesù abita la sapienza.
Gesù, siede sul braccio sinistro di sua Madre, e guarda verso di noi. Maria, a sua volta, non guarda direttamente il Figlio, ma lo presenta al mondo. Lo indica con la mano destra, come a dire ai fedeli che Lui è il più importante.

È una Madonna cristologica,
a cui preme soprattutto indicare
ai fedeli non se stessa, ma il Figlio di Dio.
Lo custodisce, ma non per Lei.
Le mani del Bambino sono l’unico legame che unisce Madre e Figlio. La sinistra tiene stretto il pollice della mano della Madre, che così s’intreccia con la sua. Dio, in Gesù, vuole prenderci per mano, come ha fatto con il popolo di Israele: “Quando Efraim era giovinetto io lo prendevo per mano, me lo portavo alla guancia per accarezzarlo, lo attiravo a me con legami d’amore!” (Osea 11,1-4)
Con la mano destra, invece, Egli benedice il mondo alla maniera orientale: due dita distese e tre piegate: le due nature di Cristo e le tre Persone divine.
Maria rivela la sua modestia, sottolineata dal manto che le nasconde i capelli, dal mistico silenzio delle sue labbra chiuse e dagli occhi raccolti sul Figlio e sulla gente che la venera.
I colori dell’icona e il loro significato
Fedele all’ispirazione dell’arte delle icone questo quadro ne rispetta anche i colori.
Il manto di Maria, di un blu intenso, esprime la gloria di Lei in Cielo: un manto che avvolge tutto il corpo, mentre con il suo bordo dorato esprime la partecipazione della Vergine alla gloria di Dio.
Il manto blu, per gli antichi è anche simbolo della verginità e del mare tempestoso su cui Maria brilla come una stella. (Num. 24, 17)
Il colore rosso indica la regalità: Maria Regina in Cielo, il mantello rosso di Gesù significa che Lui possiede la regalità per natura.
Le tre stelle sul manto della Vergine (una è nascosta dal Bambino), esprimono la sua triplice verginità: prima del concepimento, durante il concepimento e dopo la nascita di Gesù. La stella a otto punte sulla fronte, che illumina il volto della Consolata, è figura della missione che si irradia dappertutto e illumina il mondo.
Maria porta un anello al dito. Nell’Antico Testamento significava autorità e potenza. La novella Eva, Maria, ha vinto il male con il suo “si” al Signore.
Due aureole dorate appaiono nel quadro. Quella di Gesù porta la croce. Vi si può cogliere una manifestazione di gloria.
Maria, donna della Parola
Normalmente, fatta eccezione per le icone del Perpetuo Soccorso e della Tenerezza, la maggioranza ritraggono Gesù con un rotolo in mano: è il Vangelo, indicando così, che Lui è il Verbo, la Parola di Dio.
Nell’icona della Consolata, invece del rotolo, il Bambino con l’indice della mano destra indica Maria: come se dicesse: “Vi indico Colei che ha ascoltato la mia Parola e l’ha messa in pratica!” (Lc 8,21)
Maria è la “donna” che ha lasciato vivere e crescere in lei la Parola divenendo una cosa sola col Figlio. Maria presenta suo Figlio nell’atto di benedirci. In tal modo, la “Consolata” da Dio, ricolma di gaudio, si trasforma in Colei che consola donandoci suo Figlio, il grande Consolatore.
Se vogliamo divenire un Vangelo, non scritto, ma chiaro e leggibile nei gesti, nelle parole e nei silenzi, che intessono le nostre giornate, dobbiamo camminare nella scia di Maria.
San Giuseppe Allamano così incoraggiava le sue missionarie:
“Fidati della Madonna. È tua Madre, voglile bene. Senza di Lei non si può volare e camminare nella santità”.
La nostra ala in più è lei, la madre di Gesù, la Consolata. Senza di Lei possiamo fare poco o nulla; con Lei tutto.
Davanti all’icona della Consolata specchiandoti in Lei chiedile di aiutarti a comprendere i passi da fare, i cammini da iniziare, gli atteggiamenti da vivere per divenire sempre più una presenza di consolazione.
Preghiamo:
O Consolata,
Vergine della speranza,
profezia dei tempi nuovi,
unisci al tuo canto le nostre voci
e accompagnaci nel cammino,
per annunciare la lieta notizia
della misericordia e della salvezza,
che tuo Figlio Gesù, ci ha rivelato.
Amen



