Quest’anno celebriamo la centesima Giornata Missionaria Mondiale. Alle origini della sua istituzione vi è l’intuizione e l’iniziativa di San Giuseppe Allamano e degli Istituti Missionari italiani. Anche se le cose non andarono subito per il verso giusto…
La Giornata Mondiale della Missione viene celebrata a livello globale dalla Chiesa Cattolica la penultima domenica di ottobre. Quest’anno, cadrà il 18 ottobre. La Giornata Missionaria Mondiale fu istituita nel 1926 da Papa Pio XI. Sostiene il lavoro missionario nelle regioni in via di sviluppo attraverso la preghiera e il Fondo Universale di Solidarietà. Potremmo quindi dire che i frutti della Giornata Missionaria Mondiale comprendono gli impatti spirituali, pastorali e materiali tangibili generati da questo evento della Chiesa cattolica globale, sostenendo direttamente oltre 1.130 diocesi missionarie principalmente in Africa, Asia, Oceania e America Latina.
Ogni anno celebriamo tutti la Domenica Missionaria, ma nessuno menziona San Giuseppe Allamano in relazione ad essa. Sebbene il Fondatore fosse un sacerdote diocesano, non chiuse in alcun modo gli occhi sulla realtà ecclesiale che lo circondava. Come tutti i sacerdoti diocesani, predicava la Parola di Dio, confessava centinaia e centinaia di persone e consigliava molte altre. La Chiesa di Torino, che aveva abbondanza di sacerdoti, stava andando bene, aiutava anche economicamente le missioni. Tuttavia, la paura con cui il clero torinese affrontò la questione di inviare alcuni sacerdoti come missionari in Africa sconvolse il nostro Fondatore.
San Giuseppe Allamano e le missioni
San Giuseppe Allamano era convinto senza alcun dubbio che l’intera Chiesa fosse missionaria e che l’opera di evangelizzazione fosse il dovere fondamentale del popolo di Dio. A coloro che avevano una paura inspiegabile dell’attività missionaria, San Giuseppe Allamano ricordava loro che anche i vescovi, membri del corpo episcopale che succedette al collegio apostolico, sono consacrati non solo per le diocesi, ma per la salvezza del mondo intero. Chiedendosi quasi ad alta voce perché fosse difficile per gli altri vedere quei fatti, San Giuseppe Allamano decise che non poteva semplicemente restare seduto a guardare mentre le cose ‘andavano male’.
In realtà, c’erano alcune congregazioni e ordini che facevano molta animazione missionaria in tutta Italia usando diapositive prese da ogni continente.
Per quanto riguarda l’Istituto Missioni Consolata, padre Lorenzo teneva qua e là discorsi missionari, supportato dalle diapositive che il vescovo Perlo gli inviava. Nonostante tutti questi sforzi, il Fondatore capì che serviva qualcosa di più diretto per risvegliare la Chiesa italiana da una sorta di «sonno missionario». Un giorno disse a padre Camisassa che era necessario coinvolgere il Papa nella questione, se doveva acquisire l’importanza che meritava e avere l’impatto necessario.

Coinvolge gli Istituti Missionari
Agendo con coraggio, San Giuseppe Allamano scrisse una lettera ai cinque Superiori degli istituti missionari italiani il 29 agosto 1912, descrivendo la situazione: il vescovo Conforti di Parma, il padre Vianello di Verona, il padre Figano di Milano, il padre Traverso di Genova e il padre Callerio di Roma. La lettera di San Giuseppe Allamano ai cinque non fece giri intorno al tema.
Egli chiaramente sottolineò che, innanzitutto, c’era una grande ignoranza delle missioni in Italia. In secondo luogo, che vi era una generale apatia tra il clero e i fedeli. E terzo, vi era una scarsità di vocazioni specializzate, in parte dovuta al fatto che i vescovi le scoraggiavano persino apertamente. Ha inoltre osservato che era necessario appellarsi al papa affinché intervenisse personalmente sulla questione in quanto capo della Chiesa sulla terra.
I cinque Superiori accettarono la sua idea e, in un linguaggio molto rispettoso, redassero una lettera a Papa Pio X. Nella lettera, spiegavano la situazione della Chiesa in Italia, le questioni che ritenevano necessitassero di essere risolte, e la concludevano con una richiesta per l’introduzione di una domenica missionaria, da celebrare annualmente, con l’obbligo di un’omelia sul dovere e i metodi di diffusione della fede in tutto il mondo. Fu una cosa piuttosto ambiziosa, tuttavia San Giuseppe Allamano guidò altri Superiori degli Istituti Missionari a realizzarla.
Un progetto e tanti ostacoli
Questo ci offre un’immagine affascinante di San Giuseppe Allamano. Nel suo corpo dall’aspetto fragile, era una forza silenziosa con cui fare i conti – un movimento di cose in silenzio. Avendo scritto a Papa Pio X, San Giuseppe Allamano e i suoi colleghi attesero con il fiato sospeso.
La loro lettera però incontrò vari incidenti lungo il suo corso. Innanzitutto, la Congregazione per la propagazione della fede (Propaganda Fide) rifiutò di dare il proprio sostegno ufficiale al Papa. In secondo luogo, i firmatari commisero ulteriori errori, quando invece di presentare la petizione al papa di persona, la fecero consegnare direttamente da padre Callerio.
In terzo luogo, padre Callerio, non riuscendo a trovare Papa Pio X, impegnato con le cerimonie natalizie, decise di consegnare la lettera al suo segretario, padre Bressan. In quarto luogo, la forza fisica del papa stava diminuendo e, infine, il Papa era molto preoccupato per lo stato di pace poiché i tamburi della Prima Guerra Mondiale erano già suonati in Europa.
Ascolta il racconto di Suor Renata Conti, missionaria della Consolata
La risposta del Papa
In altre parole, tutte le probabilità erano contro la loro petizione. Per questo motivo, quando Papa Pio X rispose alla lettera il 31 gennaio 1913, non si rivolse all’intera Chiesa né ai vescovi come avevano desiderato San Giuseppe Allamano e i suoi colleghi. Invece, rivolse la sua risposta ai sei Superiori, concordando sul grande dovere del lavoro missionario e lodandoli per la cura che prestavano nell’addestrare squadre di evangelizzatori.
Il Papa non ha detto nulla sulle responsabilità dei vescovi nel sostenere gli sforzi missionari, né menzionò nulla sulla Domenica Missionaria. Peggio ancora, la burocrazia vaticana complicò tutto sbagliando il nome e l’indirizzo del promotore. Invece di scrivere il Canonico Allamano, scrissero il Canonico Alemanno il Superiore degli Immacolati Missionari. Certamente, deve essere stato molto deludente per San Giuseppe Allamano e i suoi colleghi. Davvero molto deludente.
Tuttavia, invece di coltivare risentimento e frustrazioni come avrebbero fatto molti, San Giuseppe Allamano, in silenzio e preghiera, si dedicò a diffondere e commentare la lettera che il papa aveva scritto loro come risposta. Con esso, era facile suscitare entusiasmo per le missioni.
Il progetto si realizza (14 anni dopo)
Sebbene San Giuseppe Allamano e i suoi colleghi non riuscirono a far rivolgere il Papa all’intera Chiesa, le questioni sollevate esprimevano le loro genuine preoccupazioni per il lavoro di evangelizzazione nel mondo. Inoltre, il fatto che il Papa abbia risposto alla loro petizione era un chiaro segno che concordava con loro che le loro preoccupazioni erano valide.
Sebbene il Papa non abbia istituito la Domenica delle Missioni come aveva desiderato San Giuseppe Allamano, era stata nota la necessità di un tale giorno. Ecco perché nel 1926, anno in cui San Giuseppe Allamano morì, Papa Pio XI istituì la Domenica Misionaria come giorno di preghiera per le missioni e di riflessione sull’impegno della Chiesa nell’evangelizzare il mondo. La Domenica Missionaria fu fissata per essere celebrata la penultima domenica del mese di ottobre e la prima Domenica Missionaria fu celebrata nel 1927 – un anno dopo la morte di San Giuseppe Allamano.
Mentre festeggiamo il centenario della creazione del Domenica Missionaria Mondiale, ringraziamo il Signore per la vita e l’intuizione missionaria di San Giuseppe Allamano, nostro Fondatore, che è stato fondamentale nella creazione di questo giorno importante.
Padre Jonah Makau, IMC
Postulatore




