Suore Missionarie della Hermanas Misioneras de la Irmãs Missionárias da
Consolata

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Gibuti: Una merenda che fa la “differenza”

In questo minuscolo Stato dell’Africa orientale, lambito dalle acque del Mar Rosso dal 2004 vivono anche le Missionarie della Consolata e, dall’ora, fanno parte della piccola presenza cristiana in questa terra profondamente musulmana. Qui si dedicano ad alcune attività nell’ambito sanitario ed educativo.

Dal 2020, alcune risiedono ad Obock, un piccolo porto a nord della baia di Tadjoura, dirimpetto alle coste dello Yemen; la sua posizione è quantomai strategica infatti, il porto si affaccia sul Golfo di Aden, all’imbocco del Mar Rosso, crocevia per le navi e per il destino dell’umanità. Almeno a livello economico.

Sui fondali di questo mare passano i grandi cavi di fibra ottica, che permettono l’accesso ad internet, di una buona fetta del pianeta e sulla sua superficie navigano le grandi navi che uniscono tutti i Continenti.

Obock è anche l’ultima tappa africana delle rotte dei migranti, che sperano di arrivare in Arabia Saudita ed avere un futuro migliore. Ogni notte, dal suo porto, partono barcacce e barconi che, alle volte, colano a picco nel mare… un po’ come succede nel Mediterraneo: Obock si potrebbe paragonare alle città costiere della Libia…

A Gibuti, la Chiesa cattolica è fortemente impegnata nell’ambito educativo, specialmente per i migranti, e ha creato il programma “Scuole LEC” (“Lire, Écrire, Compter”, cioè: Leggere, Scrivere, Contare) che si avvale di un metodo intensivo di alfabetizzazione, studiato ad hoc da pedagogisti francofoni, che permette a chi è promosso, di accedere alla scuola governativa anche se, per la mancanza di risorse finanziarie o perché sprovvisti di documenti d’identità gli studenti hanno superato l’età scolare.  

Suor Aniesy fa un selfie con gli studenti della scuole LEC di Obock. Sul fondo anche Suor Deborah

Le scuole LEC sono il fiore all’occhiello della Chiesa gibutina. Ragazzi e giovani, con un programma triennale ed un esame annuale di ammissione all’anno successivo, riescono a prepararsi per l’ingresso nella quinta elementare governativa, e a volte anche alle medie.

Per le Missionarie della Consolata l’esperienza delle Scuole LEC iniziò nel 2009 ad Ali Sabieh, cittadina di circa 20.000 abitanti al sud del Paese, al confine con l’Etiopia: qui la percentuale di migranti è alta, per questo la mancanza di documenti riconosciuti dallo Stato gibutino è un grande ostacolo al loro inserimento nella società e rende impossibile l’ingresso nella scuola pubblica.

La LEC accompagna anche i famigliari degli studenti nell’iter burocratico per ottenere il documento di identità. Così, quando l’alunno termina la formazione, ha già i documenti necessari per essere integrato nella scuola governativa.

Nel 2020, quando le Missionarie giunsero ad Obock c’era la struttura scolastica, ma tristemente, con pochi studenti: cosa potevano fare per incrementare la frequenza dei giovani?  La direttrice della scuola, suor Anyesi, Missionaria della Consolata tanzaniana,  narra:

Le lezioni si iniziano alle 7:30 e terminano alle 13:00, vanno dalla domenica al giovedì (nei Paesi musulmani il venerdì è giorno festivo e la settimana lavorativa inizia alla domenica)”.

Con soddisfazione e gioia, suor Anyesi continua: “Lo scorso mese di maggio i 14 alunni, che hanno terminato il corso sono stati ammessi automaticamente alla scuola pubblica, mentre  i  25 studenti del primo anno hanno superato l’esame di ammissione al secondo”.  La Missionaria poi, prosegue sottolineando un dettaglio molto importante della vita degli alunni: “Gli studenti, che entrano nelle aule della scuola alle 7:30 arrivano senza aver fatto colazione.

Sapendo che un’alimentazione adeguata aiuta la crescita ed è necessaria per un buon rendimento scolastico, grazie anche a chi sostiene il Progetto: “La merenda per gli alunni della Scuola LEC di Obock”, nella mattinata offriamo loro una merenda. Inizialmente, si era pensato di dare pane e tonno, ma per le condizioni climatiche (Obock ha un clima caldo umido estremo) e per la difficoltà a trovare pane al mattino, abbiamo preferito offrire loro biscotti (un prodotto secco, confezionato e facilmente conservabile, che contiene carboidrati), insieme all’acqua (si suda molto, e l’idratazione è fondamentale). Ad alcuni più deboli o “malati” diamo del cibo in più.

Gli studenti apprezzano la “merenda” e sono molto riconoscenti, perché quando tornano a casa non trovano il… pranzo pronto”!

E così, grazie a questa iniziativa, in un luogo dove sembrano prevalere la sopravvivenza, la passività, la solitudine, la disperazione… le Missionarie aiutano le nuove generazioni a crescere e a scorgere uno spiraglio di luce e la possibilità di raggiungere traguardi inaspettati. E, lungo questo arduo cammino, anche una “merenda” può fare la differenza!

Il progetto della merenda per studenti continua anche nel 2026! Se vuoi conoscerne i dettagli e come aiutare, clicca qui

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