Suore Missionarie della Hermanas Misioneras de la Irmãs Missionárias da
Consolata

BENVENUTI, BENVENUTE! 

¡BIENVENID@S!

BEM-VIND@S!

La mia missione nella foresta amazzonica (una riflessione profonda)

Dopo i primi mesi in Bogotá, per lo studio della lingua spagnola e per ottenere il permesso di soggiorno, sono stata destinata alla comunità de La Tagua, nella parte meridionale del Paese, in piena foresta amazzonica, dove sono stata 4 anni, quindi nel 2018 sono giunta a Puerto Leguízamo, sulle rive del fiume Caquetá.

È stato un tempo di intenso apprendimento e adattamento alla nuova realtà, profondamente modellato dal contatto quotidiano con le comunità indigene che visitavamo regolarmente. La loro lingua, cosmovisione, cultura, gli usi e i costumi, le nozioni basiche di sopravvivenza che regolarmente mi venivano insegnate con la pratica: tutto nuovo e tutto da imparare.

Per questo ringrazio l’equipe missionaria che sempre mi ha accompagnata, insegnandomi a come stare con la gente, come amare ciascuno, come apprezzare e assaporare l’esperienza missionaria.

Ricordo i primi momenti con un sorriso: come dimenticare la mia prima caduta dalla barca, e un bimbo di 5 anni che mi insegnò: “Suora, devi mettere il piede al centro della barca per non cadere!” Un bimbo di 5 anni mi ha insegnato come equilibrare il mio corpo nella barca! E così è successo per tante altre cose “ovvie” di questo contesto.

Suor Gladys (al centro) insieme alle sorelle della comunità e gli agenti pastorali

Ho imparato a pregare con i gesti e i riti della gente, negli incontri della maloca (=casa comune), a chiedere permesso alla Madre Terra e alle creature attorno a noi, per raccogliere frutta, pescare, coltivare. Questo mi ha insegnato che siamo tutti uguali, tutte creature interconnesse tra noi. Mi ha insegnato ad ascoltare “ogni voce”, interpretarla, in una profonda comprensione che comprende il tutto e le sue parti.  

 La missione per me è il tempo speso stando nella cucina con le donne, imparando a preparare   “caguana”, o il tempo notturno nell’amaca, ascoltando la storia delle persone. Ho capito che la consolazione non è “insegnamento” o indottrinamento, ma il tempo speso nell’ascolto attivo, nello spazio di accoglienza e ascolto, facendo sentire la persona amata e ben voluta.

E così, il mio mantra è diventato: “Accompagnare ogni persona così come è, non così come vorrei che fosse”: questo è stato la pietra miliare di un accompagnamento che si basa sulla fiducia, su uno spazio sicuro nel quale le persone possono crescere nella conoscenza di sé, possono “fiorire” e ricevere immensa consolazione.

Suor Gladys, mc

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