Luglio è un mese che ricorda molti santi amati dalla gente. Uno di questi è l’apostolo San Giacomo che, scelto come patrono della Spagna, è protagonista di una devozione popolare viva fino ad oggi. Con la Conquista del Sudamerica dell’Impero di Castiglia, la venerazione di Santiago (così si chiama in spagnolo) si radica fortemente nell’area andina, dove il Santo è legato alla medicina tradizionale e alla guarigione. L’elemento comune di entrambi i contesti è il pellegrinaggio. E anche la guarigione.
Santiago e il Cammino
Sono già passati 10 anni, ma il ricordo del Cammino di Santiago, fatto insieme al figlio Emanuele, è ancora vivo in Mauro.
«Non c’era apparentemente un motivo preciso per realizzare il Cammino» condivide «Era un misto tra la ricerca di un’esperienza spirituale, la possibilità di fare qualcosa di diverso con mio figlio… Tante piccole sensazioni… Siccome c’era un amico che faceva questo cammino, ci siamo aggregati».
Sono partiti dal Portogallo, un itinerario molto impegnativo, e hanno camminato 300 km in 8 giorni.
«I primi giorni sono stati duri: pioveva, faceva freddo. Viaggiavamo bagnati».
Poi il tempo è migliorato. Arrivati in Spagna, c’erano molte più persone con cui si condivideva la marcia, dal mattino presto fino al pomeriggio.
«Nel cammino abbiamo condiviso un buon pezzo con delle persone italiane, tra cui una giovane donna a cui avevano diagnosticato la distrofia muscolare, e che voleva fare questa esperienza, prima di perdere la mobilità. Un’altra coppia, inglese: lui con problemi alle gambe, camminava con dei bastoni speciali per due km al giorno, quindi si spostava in bus da un punto all’altro, ma sempre compiendo il cammino del pellegrinaggio».

Nel Cammino si crea subito un clima fraterno: non ti senti mai giudicato. Si fanno amicizie, anche se temporanee.
«Quando si arriva a Santiago de Compostela, senti di aver raggiunto l’obiettivo. Che ci sei riuscito. Ci si abbraccia anche con chi non conosci. Chi piange, chi si butta a terra sul piazzale. Poi fai la fila per avere la pergamena che attesta il tuo pellegrinaggio. E poi… ci siamo goduti due giorni a Santiago. E allora in quel tempo metti a fuoco il tuo cammino».
Mauro, diacono permanente, aveva compiuto 10 anni dall’ordinazione in quel tempo. Un bel momento per fare il punto della situazione.
«In una cappellina laterale della Basilica ho trovato una Messa in italiano. Il sacerdote chiedeva ai presenti il perché avevano fatto il Cammino. Ognuno rispondeva per un motivo personale. Questo sacerdote indicava che il motivo principale del Cammino di Santiago è perdonare le persone che ci hanno fatto del male, con quel gesto tradizionale che fanno i pellegrini: abbracciare la statua di San Giacomo. Mi ha sorpreso e toccato profondamente: dopo dieci anni, quel gesto di perdono e riconciliazione è ancora vivo».

Gli anni passano, certe situazioni sembrano non cambiare. La domanda che sorge è più che naturale: è possibile perdonare? Cetamente non è facile. Ma quell’esperienza del Cammino di Santiago è ancora viva:
«Anche in situazioni odierne, ritorna l’immagine forte dell’abbraccio a San Giacomo, questo gesto di riconciliazione e perdono».
Il perdono. Che è una profonda guarigione interiore.
Santiago e la medicina tradizionale
Santiago, patrono della Spagna, sbarcò in America insieme ai Conquistadores. Nella prima evangelizzazione, fu presentato come «Figlio del tuono», così come si legge nei Vangeli, e nelle Ande si è subito creata una peculiare alchimia con il mondo dei medici tradizionali. Infatti, uno dei segni chiari della «vocazione» del guaritore, è essere colpiti da un fulmine e sopravvivere.
Nella cosmovisione andina il fulmine è un ponte di energia tra il «mondo di sopra» e il «mondo di qui». Chi viene attraversato da questa energia, poi la possiede per il bene della comunità.

È quasi logico che il Santo «figlio del tuono» sia diventato patrono e aiuto dei medici tradizionali, che lo invocano nel loro lavoro di guarigione delle persone.
Sulle Ande vi sono diversi santuari dedicati a Santiago, meta di pellegrinaggi di tante persone in cerca di una guarigione, e, naturalmente, di tutti i medici tradizionali, che si rivolgono al Santo per poter svolgere il loro servizio.

Nel contesto culturale andino, i pellegrinaggi possono assumere la forma della danza: le persone che fanno un voto al Santo, per tre anni si impegnano a danzare per kilometri, verso il Santuario del Santo, con abiti propri della danza scelta. È uno sforzo fisico non indifferente, molte volte compiuto a più di 3000 metri di altitudine!
La danza diventa preghiera ed esperienza spirituale che, per l’impegno e le forze dedicate, assomiglia molto al Cammino di Santiago in Spagna.
Cammino. Guarigione. Incontro con il Sacro. La tradizionale venerazione di San Giacomo/Santiago è un tempo per superarsi e per crescere, come persone e come credenti.
Suor Stefania Raspo, mc





