Il nostro pellegrinaggio virtuale nei luoghi che hanno segnato la vita di san Giuseppe Allamano è iniziato a Castelnuovo don Bosco visitando la casa dove egli nacque e visse la sua giovinezza. La seconda tappa del nostro itinerario, facendo il viaggio a ritroso, ci riporta a Torino, il capoluogo della Regione Piemonte, che fu fondata dai Romani nel I secolo a.C. La città è immersa nel verde, dolcemente appoggiata alle colline, attraversata dal corso del Po e circondata dalla catena montuosa delle Alpi occidentali. Torino è stata la prima capitale d’Italia e, tra le varie chiese ricche d’arte, spicca il Santuario della Consolata. Proprio in questo Santuario San Giuseppe Allamano, il 16 febbraio 1926, tornò alla casa del Padre.
Durante il funerale, mentre la salma del rettore della Consolata veniva portata al cimitero qualcuno disse: “Il canonico Allamano non si fermerà al cimitero, ma tornerà a casa sua”. E, un articolo pubblicato il 18 febbraio 1926, sul quotidiano il Mattino così terminava:
“Il canonico Allamano non può riposare se non nel Santuario della Consolata o presso i suoi Missionari. Il suo cuore, il suo spirito, il suo sorriso, la sua carità restano dove egli santamente spese tutta la vita”.
“Profezie”, che si avverarono 12 anni dopo, quando il mattino dell’11 ottobre 1938, la bara con i resti dell’Allamano fu trasportata dal cimitero generale, nella chiesa accanto alla Casa Madre dei Missionari e, nel pomeriggio, venne tumulata in un sarcofago posto in una cappella laterale.
Il Padre torna a casa, tra i suoi figli e figlie!
Infatti, oltre la vetrata policroma posta alle spalle del sarcofago dell’Allamano, che si affaccia sul cortile, sorge la Casa Madre dei Missionari e, poco più distante, s’intravede quella delle Missionarie. Le due costruzioni furono volute dall’Allamano per ospitare coloro che entravano nella famiglia missionaria da lui iniziata.
La Casa Madre dei Missionari
Costruita su un ampio appezzamento di terreno in via della Circonvallazione, oggi corso Ferrucci, nell’ottobre del 1909 accolse i Missionari della Consolata fondati dall’Allamano nel 1901 i quali, per quasi un decennio, avevano risieduto alla “Consolatina” in Corso Duca di Genova 49, in un’abitazione che furono costretti a lasciare, perché lo spazio era insufficiente, per accogliere altri giovani, che chiedevano di entrare a far parte della nascente famiglia missionaria.
Il canonico Allamano, pur continuando a risiedere nel Santuario della Consolata, si recava regolarmente nella Casa Madre per curare la formazione dei giovani missionari. Arrivava puntuale ogni domenica pomeriggio e qualche volta anche durante la settimana. Tutte le occasioni erano buone per trovarsi con i suoi figli. Il “Diario” del seminario annota:
“Dacché siamo nel nuovo Istituto, il Rev.mo Sig. Rettore ben difficilmente manca di venirvi ogni giorno, generalmente dalle 5 circa pomeridiane fino verso le 7,30”.
La Casa Madre delle Missionarie della Consolata
L’abitazione dalle Missionarie della Consolata, fondate dall’Allamano nel 1910, agli inizi avevano come sede la “Consolatina”, che un decennio prima aveva ospitato i Missionari. Nel 1911, ad un anno dalla fondazione, l’Allamano cominciò a cercare una sistemazione migliore per le giovani, che numerose, entravano nell’Istituto. Dopo varie ricerche, ma senza alcun risultato, l’Allamano e il Camisassa decisero di avviare la costruzione della casa per le Missionarie vicino a quella dei Missionari, sul terreno appartenente all’Allamano, che si affaccia sulle vie Bruino e Coazze, che era stato adibito ad orto.
I lavori della costruzione iniziarono il 19 aprile 1915, ma per la difficile situazione di guerra in cui il Paese si trovava, solo il 4 settembre 1922, la comunità delle Missionarie della Consolata riuscì ad entrare nella propria Casa Madre. L’Allamano, come per i missionari, continuò a formare le missionarie, per questo il motivo, regolarmente, raggiungeva la loro abitazione.
Due ambienti della casa delle Missionarie sono ancor oggi carichi di significato e mantengono viva la presenza del Fondatore: il “salone” e la “saletta verde”.
Il salone
Il salone era il luogo in cui ci s’incontrava per far festa col Padre, col Confondatore e tra Sorelle. Il Filo d’oro (diario di Casa Madre)riporta: “Nel pomeriggio, dopo la benedizione, siamo tutte raccolte in salone. Sorelle! È il Padre nostro che attendiamo dopo tre mesi. Appena lo scorgiamo erompiamo in festosi evviva. Passa in mezzo a noi che gli facciamo ala, ci guarda tutte ad una ad una e quel suo sguardo porta tanta pace nell’anima”. E ancora: “Dopo le funzioni del pomeriggio salutiamo in salone, con un unanime grido di giubilo, l’amatissimo Padre, che da tanto tempo non avevamo ricevuto in mezzo a noi. “Siete tante – dice – ma non è il numero che fa, è lo spirito”.
La saletta verde
La “Saletta verde” era il luogo degli incontri personali col Padre. Erano momenti privilegiati di dialogo individuale, di confronto, di esperienza personale del Carisma che emanava dalla sua persona. Madre Maria degli Angeli narra:
“Voleva che tutte le Suore avessero la possibilità di avvicinarlo e di parlargli liberamente, tanto in Casa Madre, quanto al Santuario della Consolata. Tutte accoglieva con grande carità, e tutte trattava con cuore veramente paterno. Quando si vedevano le Suore uscire dalla sua udienza erano sempre sorridenti; tanto che quando qualche Suora era particolarmente allegra, si diceva: “Indubbiamente è stata dal Padre”.
Il Santuario di San Giuseppe Allamano
IL SANTUARIO DI SAN GIUSEPPE ALLAMANO chiamato: “chiesa del Fondatore”, perché in una cappella laterale vi è il sepolcro di San Giuseppe Allamano. È un luogo sacro, meta di pellegrinaggi, uno spazio che invita a sostare, pregare e meditare.
Secondo l’antichissima concezione cristiana, il sepolcro di un santo è come la sua “casa” terrena, mentre egli vive nella perfetta comunione con Dio. È la “dimora” da cui continua a spandere benedizione, incoraggiamento, consolazione. Il corpo dei santi, infatti, santifica il luogo in cui è posto e coloro che lo frequentano: “è per tutti una sorgente di santificazione e di benedizione”.
In questa cappella si ha proprio l’impressione di essere nella casa di San Giuseppe Allamano, di sentirlo vivo e presente: “la voce di questi corpi muti è più potente di quella dei predicatori”; qui risuona il ricordo delle parole dell’Allamano: “Quando sarò lassù, vi benedirò ancora di più”.
Così hanno sempre considerato questo luogo i Missionari e le Missionarie della Consolata, i devoti dell’Allamano, gli amici e collaboratori delle missioni, qui vengono per attingere forza e ispirazione. Da questa sua dimora, nella sua famiglia, San Giuseppe Allamano infonde “una linfa nuova nei tralci della vite da lui piantata e resa feconda”.
Sul sarcofago l’Allamano è raffigurato nell’atto di inviare i figli e le figlie nelle missioni; il gesto è accompagnato dall’ iscrizione latina: “Annunzieranno la mia gloria alle genti”. Sulla lastra che sigilla il sarcofago è scolpito a lettere cubitali il nome: “Giuseppe Allamano”.
Sulla vetrata policroma posta alle spalle del sarcofago (iniziando dalla sinistra di chi guarda) sono rappresentati:
Il santuario della Consolata, luogo dove l’Allamano per 46 anni svolse il suo ministerio sacerdotale.
L’icona della Vergine Consolata, da lui amata e venerata, convinto di avere ricevuto tutto da Lei.
Un mondo sormontato dalla croce, che richiama la sua passione per l’evangelizzazione delle genti.
La figura di San Giuseppe Allamano che col dito indica il mondo, gesto completato da una scritta sottostante: “Prima santi e poi missionari”, che sottolinea la prerogativa indispensabile per essere evangelizzatori autentici.
La casa madre dei Missionari collegata a quella delle Missionarie della Consolata, per sottolineare che le due famiglie missionarie sono nate dallo stesso Carisma.
La sala dei ricordi
La Sala dei “ricordi” Accanto alla cappella dove riposa il Fondatore, dal 2001 ci sono anche le spoglie mortali del suo principale collaboratore, il can. Giacomo Camisassa: i nostri due “Padri”, il Fondatore e il Confondatore, sono tra noi, vicini l’uno all’altro.
In questo spazio dedicato ai “ricordi”, oltre ai vari oggetti appartenuti al nostro Santo, campeggia un quadretto della Consolata, che era appeso alla parete nella stanza di Giuseppe Allamano e che è entrato a far parte della nostra storia. Infatti, nel gennaio del 1900, durante una grave malattia che portato l’Allamano sul punto di morte, egli volgendo lo sguardo all’immagine della Consolata promise, che se fosse guarito, avrebbe fondato l’Istituto e il miracolo si avverò. L’Allamano custodì gelosamente quel quadretto.